TOP TEN 2025: BLACK METAL

Per quanto concerne il black metal, il 2025 è stato un anno all'insegna della melodia, dell'epica e delle contaminazioni, almeno a casa del sottoscritto. Poco o nulla di black metal primigenio o di raw, ma non significa che la qualità sia venuta meno.

Tutt'altro!

HEIMLAND - DER TORV MOETER HAV
Per gli amanti del sound più nordico che non disdegna qualche passaggio più vichingo ed epico, il secondo lavoro dei norvegesi Heimland è autentica manna che cade dal cielo nordico, dove la notte si tinge di verde grazie all'aurora boreale e le onde scrosciano sulle scogliere. Riff al vetriolo, voce abrasiva e passaggi evocativi, per un'opera che non reinventa certo la ruota ma che ha tutto al posto giusto, e tutto nella giusta quantità. A corollario una copertina meravigliosa e una produzione che riesce a veicolare perfettamente la brutalità della proposta evocando le desolate lande nordiche.



HAIMAD - WHEN NIGHT RODE ACROSS THE NORTH
Primo full per lo svedese Azadran, teorico e fautore di un black dal piglio melodico ed epico. Ottimi e catchy i numerosi riff, azzeccati i tappeti di tastiere, coinvolgenti le atmosfere e notevoli le melodie oscure che disegnano paesaggi sconfinati e battaglie alla fine del mondo (i testi si ispirato a diverse opere fantasy). Con le dovute proporzioni (e con una produzione decisamente più pulita), a tratti mi hanno ricordato gli Emperor più notturni di "In the Nightside Eclipse". Disco entusiasmante.



HAVUKRUUNU - TAVASTLAND
Dopo Uinuos Syomein Sota e il successivo EP i finlandesi tornano con un altro capolavoro di black vichingo dall'epica debordante. Non sbagliano un riff, non sbagliano una nota, non sbagliano una melodia o un inserto folk (senza mai trasformarsi nella sagra della porchetta di Helsinki). Un disco fiero e inarrestabile, suonato perfettamente e altrettanto perfettamente arrangiato, con un lavoro di chitarra che difficilmente è possibile riscontrare in altre band dedite al (sotto)genere. Ascoltate gli assoli e i fraseggi di chitarra, così come gli inserti acustici, e PROVE ME WRONG.



ONE OF NINE - DAWN OF THE IRON SHADOW
Monicker e  testi tratti dall'opera di TOLKIEN e copertina di Ted Nasmith (se non sapete chi è beh, peggio per voi), per questo combo proveniente dal North Carolina giunto al secondo disco da studio. Cosa fanno? Ovviamente black metal dagli afflati epici, tipo i Summoning ma con le chitarre CHE FANNO LE COSE!!! Grandi atmosfere, lande desolate e battaglie epiche, melodie oniriche e assalti improvvisi (anche se mai esageratamente brutali). Se qualche Dungeon Master è in cerca di qualche sottofondo per le sue quest, ha trovato il disco giusto!



ARAN ANGMAR - ORDO DIABOLICUM
Si muovono in realtà fra il death e il black, ma quel che è certo è che gli Aran Angmar hanno trovato una bella quadratura del cerchio con la loro ultima opera, fra assalti all'arma bianca (o nera?), passaggi più atmosferici e una notevole dose di melodie mediterranee che a più riprese sembrano far capo alla scena ellenica (Rotting Christ, Varathron, Kawir). Di fatto non inventano nulla, ma sanno miscelare molto bene le loro influenze e il risultato si attesta su ottimi livelli.



OLDE THRONE  - MEGALITH
Per gli amanti dei vecchi Satyricon, dei culti pagani e del black metal con inserti folk (mai invasivi e ben calibrati) segnalo gli Olde Throne, combo neozelandese che con Megalith giunge al terzo disco (questa volta sotto Avantgarde Music). Black metal primordiale e feroce, che non disdegna ottime aperture melodiche ma che rimane fedele alla causa della fiamma nera. Da incorniciare la suggestiva "Temple in the Sky", uno dei pezzi più belli di tutto il 2025.
Gran bel disco, nel genere uno dei più stimolanti e freschi dell'anno.



ILDARUNI - DIVINUM SANGUINEM
Leggermente meno folk e un pò più diretti e brutali, gli armeni tornano comunque con un disco avvincente e di grande impatto, dal lavoro di chitarra melodico e coriaceo e dalle suggestioni epiche. Anche in questo caso, seppur risultino più granitici degli Aran Angmar (complice la produzione), diversi sono i richiami alla scena ellenico/mediterranea, e non manca nemmeno qualche passaggio più heavy-oriented.



LAMP OF MURMUUR - THE DREAMING PRINCE IN ECSTASY
A molti non è piaciuto, e onestamente chi scrive non riesce a capacitarsene. Certo, forse lui è un gran paraculo, ma di certo non gli si può dire di non sapere comporre. L'aveva già dimostrato nel precedente "Saturnian Bloodstorm" e qui lo ribadisce, espandendo il suo songwriting - ricco di suggestioni e influenze - fino a toccare vette oniriche e di lirismo di grande impatto emotivo, come nella Title-Track divisa in più capitoli. Echi di Immortal, Emperor e Fields of Nephilim (!!!???) per un lavoro che lascia il segno, con buona pace dei detrattori.



WHITE RUNE - EVENTIDE ON AURORA
Un'opera ben piantata negli anni '90, grazie a un black metal sinfonico che tuttavia non soffoca il lavoro delle chitarre. Ottima la produzione, ottimi il songwriting e gli arrangiamenti, per un disco che non reinventa nulla ma che mantiene viva la fiamma di un certo tipo di black melodico - indubbiamente educato ed edulcorato, ma di sicuro non privo di di fascino. Per gli amanti di Cradle of Filth, Hecate Enthroned e Dimmu Borgir old school.




BLOEDMAAN - VAMPYRIC WAR IN BLOOD
Eccolo, uno dei dischi più belli in assoluto di questo 2025 in ambito black metal. Dopo il promettente "Castle Inside the Eclipse" la one man band belga torna con un disco crepuscolare e di grande atmosfera, violento e melodico, gelido e d'impatto. Tutto è al posto giusto, in questa guerra di sangue fra vampiri sotto una luna pallida e distante. Affreschi da pelle d'oca si alternano a sfuriate che tuttavia riescono a stamparsi in testa già al primo ascolto, e il risultato è uno dei dischi più suggestivi e avvincenti dell'anno. Da notare che la copertina è blu e raffigura un castello. Non occorre aggiungere altro.


Altri dischi da segnalare: il ritorno dei Mutiilation con "Pandemonium of Egregores", il notevole "Pale Moon, Ghost Reflection" degli Empillarist (purtroppo uscito solo in cassetta, NO COMMENT), e i sempre ottimi Sargeist di "Flame Within Flame", che in effetti avrebbe meritato di entrare tranquillamente nella top ten.














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