RECENSIONE: In un Battito di Ciglia, di Amelia Zalfino
SINOSSI DAL WEB: Ivar ha venticinque anni e vive intrappolato in un incubo che solo lui è in grado di vedere: quando sbatte le palpebre gli capita di ritrovarsi in una sorta di Inferno in terra. Le visioni sono estremamente vivide, tanto che è possibile toccarle e annusarle, e la loro protagonista è sempre una ragazza pura e serafica che è in netto contrasto con l'orrore che la circonda. Per questo motivo, e anche perché per poter uscire dall'incubo è ogni volta costretto a seguirla, Ivar si convince che lei sia un Demone che ha il solo scopo di torturarlo, ma non riesce a spiegarsi perché.
COMMENTO: "In un Battito di Ciglia" è uno di quei rari libri che si leggono in un attimo ma che riescono a lasciare il segno. Breve, sì, ma tutt’altro che leggero: un autentico mostro mutaforma, difficile da incasellare e probabilmente più difficile da dimenticare.
La scrittura della Zalfino - fluida ed elegante, indubbiamente moderna senza essere schiava dei dogmi contemporanei - contribuisce a rendere rapida la lettura senza tuttavia impoverirne il contenuto. L'opera si presenta inizialmente come un horror psicologico, capace di evocare visioni infernali incisive e disturbanti, immagini che colpiscono per precisione e potenza evocativa.
Poi, quasi senza che il lettore se ne accorga, diventa qualcos’altro.
Ed è proprio qui che "In un Battito di Ciglia" dimostra la sua forza: rifugge le sterili categorizzazioni di genere così care al mercato contemporaneo scegliendo una strada più libera e sorprendente, sostenuta da una freschezza che non è solo formale ma anche contenutistica.
Senza entrare nella trama - perché il rischio spoiler è altissimo - vale la pena sottolineare quanto il lavoro cresca soprattutto nella seconda parte, quando il lettore crede di aver ormai compreso tutto. Non si tratta di un twist vero e proprio (tipo SHAMALAYAAAAA), quanto piuttosto di alcuni accorgimenti narrativi che rimettono in prospettiva ciò che si è letto, rendendo l’opera molto più personale e originale di quanto possa sembrare a un primo sguardo.
Il tutto è attraversato da un’atmosfera che richiama certi albi di Dylan Dog di qualche decennio fa, quando il fumetto e l’ibridazione dei linguaggi - e dei generi - avevano ancora una certa verve, tanto sporca quanto sperimentale e vitale.
Un lavoro indipendente coraggioso ed estremamente piacevole, che parla di colpa e redenzione, di vergogna e dell'eterna ricerca dell'amore, e che dimostra come la brevità, se ben gestita, possa essere un punto di forza e non un limite.
DISCO DA ABBINARE: Sacral Night - Le Diademe D'Argent, perchè il full length della band francese è un bell'ibrido di heavy metal classico e black metal, e nel suo puntare su melodie e atmosfere decadenti senza sacrificare l'eleganza, risulta perfetto per evocare le immagini della Zalfino. Immagini che puzzano di sangue e zolfo, ma che non rinunciano al romanticismo.



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