RECENSIONE: Slewfoot, una Storia di Stregoneria, di BROM
SINOSSI DAL WEB: 1666. Uno spirito antico si risveglia nei grigi e oscuri boschi del Connecticut. I nativi e gli abitanti dei boschi lo chiamano Padre, Assassino, Protettore. I coloni puritani lo chiamano Slewfoot, demone, diavolo. Per Abitha, un'emarginata rimasta vedova da poco, sola, vulnerabile e in balia delle malignità del villaggio, lui è l'unico a cui rivolgersi per chiedere aiuto. Insieme, scatenano una battaglia tra pagani e puritani, che minaccia di distruggere l'intero villaggio, lasciando dietro di sé solo cenere e spargimento di sangue. "Se è una strega che vogliono. Allora una strega è ciò che avranno”. Questo terrificante romanzo di stregoneria e vendetta contiene i dipinti inquietanti di Brom, immergendo completamente i lettori in un mondo selvaggio e spietato.
COMMENTO: Con "Slewfoot", Brom ci porta in un New England ancora intriso di superstizione, paura e fanatismo religioso. La vicenda, non a caso, si svolge nel 1666, nel pieno di quella Caccia alle Streghe che culminerà nei celebri Processi alle Streghe di Salem del 1692/1693.
Quella di Brom è un'opera divisa, lacerata tra due mondi (apparentemente?) inconciliabili: quello umano, stretto nella morsa della religione, del peccato e della paura, e quello naturale, libero e palpitante, antico e spietato nei suoi ritmi ma immune alla malvagità fine a se stessa.
Al centro della vicenda si muove Abitha, giovane vedova e straniera, intrappolata in una società che riduce la donna a proprietà, a corpo da contenere e mortificare. Abitha non può essere altro che moglie devota e silenziosa: deve onorare il marito occupandosi del focolare e onorare il Signore andando a Messa e pregando. In questo senso, la protagonista riflette pienamente la condizione della donna in quel preciso contesto e in quel dato tempo. Non ha voce, non ha controllo del proprio corpo e della propria terra. Il mondo puritano che la circonda è un microcosmo di repressione e paura, nel quale la donna può ambire alla libertà a patto di essere accusata di stregoneria e, pertanto, essere condannata.
Dall'altra parte abbiamo la figura di Slewfoot, lo spirito della foresta, incarnazione di quella forza primordiale che l’uomo puritano e i coloni europei hanno cercato di soffocare sin da quando si sono spostati nel Nuovo Continente. Non è un demonio, anche se gli uomini, al suo cospetto, non fanno altro che urlare "Il Diavolo!!!". Seppur a tratti crudele e impietoso, Slewfoot, così come il resto delle creature che lo circondano (Cielo, Terra e Fiume), non agisce mai per fanatismo, vanità o egoismo, ma per necessità e, a volte, per giustizia. Perché la crudeltà della natura è sempre in funzione della sopravvivenza e del rinnovamento.
Sarà dunque Abitha a mettere in contatto i due mondi: quello umano, dominato dall’ossessione per il peccato, e quello naturale, governato da un leggi sacre e imperscrutabili, spesso pervertite dalle credenze degli uomini. Il suo corpo, come la sua terra, diventa quindi uno dei campi di battaglia dell'opera. Lei rivendica entrambi, e per farlo è costretta a mettere in discussione i dogmi della società dell'epoca, a sottrarsi agli sguardi giudicanti degli uomini e a quelli invidiosi delle altre donne del paese.
In questo senso, "Slewfoot" non solo è una vera e propria celebrazione della vita, ma diventa anche una potente (e sempre attuale) riflessione sul male. La vera corruzione non risiede nella natura o negli spiriti, o in determinate forze superne, ma nel fanatismo, nel bigottismo e nel cuore di chi teme ciò che non capisce e, pertanto, non è in grado di controllare/zittire.
La scrittura di Brom è densa e viscerale, ma anche molto terrena. Seppur elegante, non indugia mai in inutili barocchismi, né risulta arcaica o anacronistica. Al contrario, è più piantata nei giorni nostri di quanto potremmo pensare in un primo momento.
Una fiaba nera spietata e palpitante, una storia senza tempo per uno dei libri più belli e affascinanti che ho avuto modo di leggere quest'anno.
DISCO DA ABBINARE: Taur-Im-Duinath - Verso Casa, perché il black metal della band nostrana ci narra della forza della natura attraverso melodie ancestrali ed ammalianti, e perché il viaggio interiore di Abitha, con il suo ritorno alla terra, è in qualche maniera, un viaggio "Verso Casa".
Commenti
Posta un commento