IN PILLOLE: Monstrosity, Vigilia a Haunted Hill, Figlia del Rantolo, Coyote Songs
Una carrellata di recensioni-lampo che riguardano alcune delle letture più recenti del sottoscritto. Quattro libri, quattro autori di cui tre americani e un italiana, fra case infestate, mostruosità mutanti, morti nella solitudine e feroci atti di accusa politica e sociale.
SINOSSI: Il Cibo, denso, vischioso, vivo, è emerso dal terreno come un veleno primordiale. Chi lo ingerisce muta, chi lo tocca cambia. Animali, piante, uomini: tutto ciò che si nutre di lui si deforma, si ingrandisce, impazzisce. E così mostri ciclopici vagano per le campagne, divorando villaggi, sbranandosi tra loro. La natura è fuori controllo e l'umanità alla deriva. Frank Bowman non è un militare e nemmeno un cacciatore, solo un semplice contadino che tenta di sopravvivere e portare i figli al sicuro, fuori dall'inferno, attraversando una zona contaminata: una terra marcia infestata da bestie mutanti, feroci predoni e dal Cibo stesso.
COMMENTO: Terza volta (e non ultima, per fortuna) che i ragazzi di Independent Legions ci portano Tim Curran, e terzo centro. In realtà, "Monstrosity" è, fino a ora, la miglior opera dello scrittore statunitense portata nel Bel Paese dalla coraggiosa CE Indipendente. Complice la traduzione del bravo Cristiano Saccoccia, ritroviamo tutto quello che abbiamo sempre amato del buon Tim Curran, che a questo giro si è proprio sbizzarrito fra decine e decine di mostri abominevoli, piogge di liquami nauseabondi, funghi terrificanti (probabilmente gli spezzoni migliori dell'opera) e una serie di morti sempre più raccapriccianti. Un survival horror a tema familiare e che vira a più riprese sull'eco-vengeance. Teso, divertente e ad alto tasso emoglobinico.
Bryan Smith - Vigilia a Haunted Hill
SINOSSI: Dieci anni prima, durante la vigilia di Natale, Silas Herzinger indossò un costume da Babbo Natale e prese un'ascia per massacrare tutta la sua famiglia. Quella notte, mentre scendeva la neve, morirono quindici persone. Luke Herzinger, il figlio più giovane, fu l'unico sopravvissuto al famigerato Massacro della Famiglia Herzinger. Ora, dopo un decennio, un Luke depresso e con chiari istinti suicidi fa ritorno a casa per affrontare il dolore che lo accompagna da tutta la vita e per sconfiggere il male che alberga nella vecchia dimora di famiglia a Haunted Hill.
COMMENTO: Trattasi di uno slasher paranormale estremamente classico e dritto. Poco da aggiungere, se non che, al di là di un canovaccio ormai visto e rivisto in innumerevoli declinazioni e con altrettante sfumature, la novel si lascia leggere con piacere, grazie alla scrittura sempre precisa e agile di Smith, che qui non è certo al suo meglio ma fa il suo dovere con professionalità. Va detto però che alcune caratterizzazioni dei personaggi sono tutt'altro che banali e aiutano a vivacizzare la narrazione.
Emanuela Imineo - Figlia del Rantolo
SINOSSI: Non tutte le eredità si leggono nei testamenti. Alcune… arrivano urlando. C’è una casa.
Una famiglia spezzata. E una presenza, dai capelli bianchi e la bocca aperta. La chiamano con nomi diversi. Ma lei ha sempre lo stesso volto. E un urlo che non smette mai di respirare. La Banshee. Non annuncia la morte. La coltiva. La nutre nei silenzi. La infila sotto le porte. Branwen è tornata. Ma non è più una figlia.
COMMENTO: Duecento dolorosissime pagine che bruciano come un tizzone ardente che fruga fra gli intestini. Duecento pagine che nascono dall'afflizione, e che nulla fanno per nascondere l'urgenza dietro la loro genesi. Un'opera che trasuda angoscia e che ci parla con trasporto di morte, vecchiaia e solitudine. Un libro che non punta tanto sulla vicenda narrata, quando sull'atmosfera e sulle sensazioni. Qui la Imineo non fa sconti a nessuno, probabilmente nemmeno a sé stessa. Un racconto che vomita angoscia, rabbia e impotenza. Forse non si tratta di un libro per tutti. Sicuramente si tratta di un'opera che deve arrivare al momento giusto, altrimenti non è detto che si sia in grado di comprenderla e apprezzarla come meriterebbe. Ma se gli astri dovessero allinearsi nella giusta maniera, scoprirete - comunque a vostro pericolo - quanto possa risultare necessaria.
Gabino Iglesias - Coyote Songs
SINOSSI: In "Coyote Songs" il fantasma di una giovane madre morta nel tentativo di attraversare la "frontera" irradia rancore e distruzione mentre cerca vendetta per la morte della propria famiglia. Un’artista performativa portoricana, tormentata da incubi di sangue e violenza, prepara lo spettacolo che la renderà immortale. Perseguitato da inquietanti visioni della Vergine Maria, il Coyote, un uomo che aiuta i migranti a entrare negli Stati Uniti, decide di giustiziare i trafficanti di bambini che infestano il confine messicano. Tutte le notti, una donna partorisce una creatura da incubo che alle prime luci dell’alba rientra nel suo grembo. Lungo la frontiera tra Messico e Stati Uniti si intrecciano le storie di uomini, donne, spettri e antiche divinità in un crudo romanzo corale che ha consacrato Gabino Iglesias come il maestro del barrio noir, un genere che fonde horror, crime fiction e noir in una formula avvincente e innovativa.
COMMENTO: Dolente e doloroso, "Coyote Songs" conferma la grandezza di Gabino Iglesias e il grande fiuto di Zona 42 in tutte le sue declinazioni (in questo caso ci riferiamo alla Collana Caronte a cura di Luigi Musolino). Storie diverse, vite diverse, contesti diversi. Destini che si intrecciano, vicende che si trascinano fra casolari fatiscenti, teatri in odore di grand guignol, camion-fornaci e frontiere polverose. Un mosaico di anime logore che si trascinano in una società talvolta cinica, altre volte fin troppo indifferente. Per questo, non si può far altro che gridare. Per questo, a volte la vendetta sembra l'unica soluzione, anche se, come diceva quel mattacchione di Confucio, "Prima di intraprendere la strada della vendetta, scava due fosse". E allora, nel dubbio è meglio lasciare che la rabbia fluisca, e contagi tutto quello che tocca. Un'opera potente e non facile (non sempre è semplice seguire alcuni dialoghi volutamente lasciati in lingua originale), ma che lascia indubbiamente il segno.



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