RECENSIONE: Una Lenta Marea Oscura, di Adam Nevill
SINOSSI DAL WEB: È il 2055 e ormai è troppo tardi: cambiamento climatico, guerre, carestie e una nuova grande estinzione di massa segnano il rovinoso appassire della vita sul pianeta, un disastro annunciato di cui nessuno ha voluto riconoscere le avvisaglie. Cleo è testimone della tragedia dalla sua casetta nel sud dell’Inghilterra. Ormai è vecchia e stanca e l’entità della catastrofe così grande che nemmeno sente di percepirne più l’orrore. Eppure, sa che dietro il collasso ecologico si nasconde qualcosa di più antico, un’entità talmente inconcepibile da aver influenzato la vita sul pianeta solo scegliendo di dormire per un po’. Ma il sonno del titano è finito, e mentre la natura morente ha ricominciato a cantarne il nome, la comunità in cui Cleo vive inizia a cambiare...
Tornando tuttavia ai suoi scritti, spiace constatare che poco della sua opera sia stato tradotto, e quel poco non risulta semplice da reperire.
Un gran peccato, perché Nevill è uno di quei scrittori che riescono a catturare l'attenzione del lettore nel giro di poche righe. Almeno questo è quello che è capitato al sottoscritto mentre leggeva le prime pagine di "Una Lenta Marea Oscura", portato in Italia dalla sempre più attenta (e competitiva) Zona42.
Lo stile di Nevill è avvolgente e ipnotico. Prima le parole, poi le frasi, ti si avvolgono intorno, stringendoti e asfissiandoti come le spire di un serpente. O come de tentacoli titanici. Sì, forse i tentacoli rendono meglio, dal momento che la vicenda che vede protagonista Cleo assume, dopo un incipit apocalittico terribilmente reale e moderno, i connotato di un cosmic horror con tutti i crismi. Di fatto, verrebbe da dire che Nevill, con "Una Lenta Marea Oscura", non si inventa nulla. Eppure ti cattura sin dalle prime pagine, attualizzando la cosmogonia Lovecraftiana con venature eco-vengeance da brivido.
Cleo, la nostra protagonista, è come noi testimone della fine.
Improrogabile, ineluttabile.
Lei, come sua madre prima di lei e ancor prima sua nonna, è perfettamente consapevole di cosa accadrà. La sua famiglia, costituita da novelle Cassandre, ha portato dati, ha scritto libri, ha urlato ai quattro venti che la fine sarebbe giunta dagli abissi marini, ma le loro voci sono state accolte da orecchie sorde e sguardi di sufficienza. Perché sì, siamo tutti consapevoli che il mondo sta andando a scatafascio, i segni li vediamo ogni giorno ma continuiamo a voltare lo sguardo dall'altra parte.
Poco importa quindi che si tratti di riscaldamento globale, di pandemie, di guerre o del risveglio di Divinità provenienti dagli abissi del cosmo in eoni antecedenti alla vita sulla Terra: siamo comunque destinati all'estinzione, e forse è giusto così. Forse è proprio quello che ci meritiamo.
DISCO DA ABBINARE: Purtenance - Awaken from Slumber perché sì, insomma, l'avete letto il titolo del disco dei deathster finlandesi no? Direi che per un libro che parla del risveglio e del ritorno di un'entità più antica del cosmo, il ritorno dopo eoni di silenzio della cult band di "Slumber of Sullen Eyes" è d'obbligo. Certo "Awaken from Slumber" non potrà ambire allo status di capolavoro, ma ci consegna una band che, una volta tanto, torna perché ha qualcosa da dire e non per un mero effetto revival. Death metal palustre ma attento alle atmosfere e non privo di un certo gusto melodico, per tutti gli amanti della scuola finalndese. Sulle tematiche, tra l'altro, non sto nemmeno a spendere troppe parole. Di fatto, credo sia sufficiente l'Abitatore del Profondo in copertina per togliere qualsiasi dubbio a riguardo.



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