RECENSIONE: Le Nostre Mogli negli Abissi, di Julia Armfield
SINOSSI DAL WEB: Leah, biologa marina, torna a casa dopo una missione sul fondo dell'oceano che si è conclusa in tragedia. Miri la accoglie a braccia aperte: finalmente ha sua moglie tutta per sé. Ma appare subito chiaro che ciò che è successo negli abissi con i compagni di missione non è stato un incidente, e che Leah ha portato con sé un bagaglio di ansia, dolore, solitudine: riadattarsi a una vita normale le è impossibile. Il ricordo di quello che avevano prima – i loro scherzi segreti, i film che guardavano insieme, tutte le piccole cose che le univano – serve soltanto ad acuire il senso doloroso di quanto è andato perduto sotto il mare. Perché? E come? C'è speranza per Leah e Miri?
COMMENTO: Mi ci sono volute una manciata di parole e poche frasi per innamorarmi della penna di Julia Armfield e sprofondare negli abissi di "Our Wives Under the Sea", uscito nel 2022 ma approdato in territorio italico nel 2024 grazie agli sforzi di Bompiani e alla sinuosa traduzione di Chiara Manfrinato.
"Gli abissi marini sono case infestate: luoghi dove cose che non dovrebbero nemmeno esistere si aggirano nell’oscurità."
Questo è l'incipit del romanzo, che setta gli standard dell'intera opera, un mostro mutaforma che cambia e cambia e cambia una pagina dopo l'altra. Così come cambia Leah e alla sua mutazione lenta, dolorosa e inesorabile cambia la sua relazione con Miri.
Scavalca i generi, LNMNA; non si lascia afferrare, alla maniera di una viscida murena o di un tentacolo che scivola fra le dita. Se ne infischia di lasciarsi incasellare, e se ne fotte bellamente delle regole della "Bella Scrittura" dei giorni nostri. Flirta con il weird, accarezza la letteratura gotica, sorride al drammatico (senza sfociare nel melodramma), fa più di un cenno all'horror (body horror, se vogliamo fare la punta agli spilli). Il tutto con una scrittura fluida, poetica, sinuosa ed elegante, una prosa che rapisce, suggerisce, ammalia e colpisce duro quando meno te l'aspetti con dettagli macabri e una manciata di situazioni da pelle d'oca.
Perché la Armfield riesce a essere credibile su qualsiasi terreno, che si tratti di affondare negli insondabili gorghi della psiche umana, con tutti i suoi dubbi, le sue paure e fragilità, o si preferisca soffermarsi su dettagli maggiormente macabri e raccapriccianti, o ancora si decida di indugiare sulla tensione crescente dell'ignoto.
Funziona quindi a più livelli, "Le Nostre Mogli negli Abissi", complice anche una monolitica gestione dei due punti di vista traslati su due tempi ben precisi: da una parte il dramma presente di Miri, che non riconosce più la sua sposa da quando ha fatto ritorno dalla spedizione nelle profondità marine e vede la sua relazione liquefarsi come una medusa sulla battigia, dall'altra parte il racconto di Leah riguardo la sua terrificante disavventura nelle tenebre oceaniche.
Un racconto fatto di attese estenuanti che puzzano di morte. L'attesa di Miri, impotente di fronte alla mutazione/decomposizione di sua moglie, e quella di Leah, isolata dal resto del mondo e smarrita in un buio che non ha nulla di naturale, nel quale il silenzio si carica di voci mostruose e occhi osceni fanno capolino nella tenebra, sguardi di divinità distanti e imperscrutabili. Un racconto sull'elaborazione del lutto, anche quando riguarda la morte di una relazione, e sulla memoria, che in qualche modo, forse, riesce a rendere certe separazioni meno dolorose, ma non a impedirle.
Una storia struggente, forte e delicata allo stesso tempo, proprio come i flutti del mare. Un'opera ammaliante e perturbante, come le ignote meraviglie e le mostruose abominazioni che si dimenano nel vuoto pelagico.
Più banalmente, uno dei libri più belli letti nell'ultimo anno, da parte di una voce semplicemente sublime.
"Questo mare alchimista, che tramuta le cose."
DISCO DA ABBINARE: Sulphur Aeon - Gateways to the Antisphere, perché con il death/black dagli afflati cosmici dei tedeschi è facile perdersi fra i flutti del mare, o sprofondare negli insondabili abissi oceanici, come accade a Leah durante la sua spedizione.
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