RECENSIONE: Il Violino di Ammonite, di Caitlin Kiernan
SINOSSI DAL WEB: "Il violino di ammonite" è la prima raccolta dedicata a Caitlín R. Kiernan pubblicata in Italia. Quattordici racconti che esplorano i confini della realtà, tra suggestioni lovecraftiane e forze ataviche, in una sinfonia di emozioni tra l’indicibile e l’erotico, il grottesco e il sublime, la paura e la meraviglia.
COMMENTO: Caitlin Kiernan sbarca per la prima volta in Italia grazie agli sforzi della sempre attenta Edizioni Hypnos. "Il Violino di Ammonite", antologia di quattordici racconti introdotti da un saggio di Luca Tarenzi, rappresenta di fatto il miglior biglietto da visita per approcciarsi alla notevole produzione della scrittrice americana (con cittadinanza irlandese), che ha di recente visto raddoppiare la sua opera tradotta in lingua italiana con la pubblicazione di "The Drowning Girl" ("La ragazza che Annega"), questa volta grazie a Mercurio.
Con la sua penna sinuosa, la scrittrice/paleontologa dipinge paesaggi onirici e psichici e porta a galla i mostri sopiti dentro di noi, che si tratti di ricordi sepolti, traumi mai elaborati e desideri/pulsioni inconfessabili.
Oltre a questo, rielabora i miti di H.P.Lovecraft (soprattutto nel Ciclo di Dandridge, quattro racconti che da soli valgono il prezzo del biglietto) con grande maestria e personalità. Perché se gli Abomini del Solitario di Providence provengono dagli abissi liminali dello spazio-tempo, i vari Madre Hydra e Padre Dagon della Kiernan sembrano in realtà giungere dai gorghi senza fondo della psiche umana, dedali oscuri, spirali di madreperla che non hanno né inizio né fine, proprio come il guscio di un'ammonite.
La scrittura della Kiernan vive di sogni e suggestioni. La sua penna incanta e travolge, accarezza e colpisce duro non appena si ha la pessima idea di abbassare la guardia. I racconti, tutti estremamente affascinanti (eccetto forse per "La Moglie della Scimmia", eccessivamente lungo e dispersivo), se ne infischiano delle regole della buona scrittura che tanto vanno per la maggiore al giorno d'oggi, giocando con le nostre memorie e schernendo i sensi. Caitlin Kiernan, tanto per intenderci, TELLA parecchio e mostra poco o nulla. Suggerisce semmai, lasciando che sia l'immaginazione del lettore ad agire di conseguenza.
E così, fra citazioni pop, rielaborazioni dei miti greci ibridati ai miti di Cthulhu ("Andromeda tra le Pietre", da brividi), battaglie al chiaro di luna fra i felini di Innsmouth e gli Abitatori del Profondo ("I Gatti di River Street", uno dei racconti più semplici e belli del lotto), culti suicidi e abissali, assassini seriali dagli strani feticci e sedute psicoterapeutiche emotivamente devastanti, per il lettore diverrà estremamente facile ritrovarsi stritolati fra le spire sinuose della Kiernan.
Semplicemente, una delle voci più ammalianti, personali e imperdibili della letteratura di genere.
DISCO DA ABBINARE: Darkend - Viaticum, perché l'ultima opera della band nostrana è un compendio di black metal oscuro e intimista, poetico e violento. Non solo è l'opera migliore dei Darkend, ma uno dei dischi più belli di tutto il 2024 grazie a vette di lirismo come la conclusiva, mastodontica e onirica "In Your Multitude". Lavoro perfetto per perdersi negli abissi oscuri, decadenti e altamente perturbanti della Kiernan.



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