RECENSIONE: Marauder, di Alessandro Girola

SINOSSI DAL WEB: Matteo Alfieri, ex pilota di NASCAR finito a fare l'agente immobiliare senza arte né parte, s'imbatte in un ghiotto affare: l'acquisto di un'elegante Mercury Marauder del 1970, un'auto di cui il meccanico che l'ha in custodia in officina si vuole sbarazzare a prezzo ridicolo. La Marauder però non è una macchina come le altre... o forse non è affatto una macchina. Guidandola, Matteo si trova coinvolto in un mondo occulto, che mischia magia e meccanica, esaltazione e orrore. Fino all'ultima, letale corsa.


COMMENTO: Morte e Motori. 

Quattro ruote e maledizioni. 

Sangue e strada. 

Binomi ormai classici, quando si parla di orrore cinematografico o letterario.

Da "Christine" della premiata ditta King/Carpenter a "Duel", da "Brivido" a "Radio Killer", per poi passare a "Long Black Coffin" di Tim Curran e, perché no, a "Imperial" dello stesso Girola. 

Perché con "Marauder" il nostro scrittore indipendente torna a sgommare sulle strade dell'hinterland milanese, con una storia ad alto tasso adrenalinico che non lesina in sangue versato e creature extradimensionali, senza rinunciare alla sua proverbiale ironia e a una cascata di citazioni musicali e non estremamente azzeccate e divertenti.

Un lavoro, questo "Marauder", che prende deviazioni differenti rispetto a "Imperial", ma che riesce sempre e comunque a intrattenere dalla prima all'ultima pagina, grazie alla scrittura fluida e sagace, a un protagonista azzeccato e un paio di comprimari ottimamente gestiti. Ritmo e introspezione, lamiere e psiche, azione e (auto)citazione: l'opera del Girola è, nel suo piccolo, un condensato preciso del pensiero del suo creatore, e in poco più di cento pagine contiene sia la sua cifra stilistica che buona parte delle tematiche e dei luoghi tanto cari allo scrittore indipendente.

E quindi non vi resta che salire in groppa a questa "Marauder" per vedere se sarete in grado di domarla: sfrecciate per le strade semideserte di una spettrale Baranzate, gareggiate sul Ponte del Ghisallo, inoltratevi in statale e driftate come non ci fosse un domani di fronte al parcheggio dell'Iper.

E pregate che questa non sia la vostra ultima corsa, perché col Girola non si può mai stare tranquilli.



DISCO DA ABBINARE: Quiet Riot - Metal Health, perché è l'hard & Heavy dello storico combo americano, in quello che è il loro lavoro più celebre, è il disco perfetto da viaggio. Quaadrato e coatto, dalle melodie arrembanti e dalle ritmiche sostenute. E poi ha "Slick Black Cadillac", che è stato il primo pezzo rock che mi è venuto in mente leggendo l'opera del Girola. Che vabbé non parla di Marauder, ma rende comunque dannatamente bene, fidatevi.

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