RECENSIONE: La Fine del Dolore, di Michael Fletcher

SINOSSI DAL WEB: Il Sentiero di Ossidiana è in rovina. Abbandonato dalla sua dea e finito in catene nella sentina della galea da guerra di Iremaine, Khraen ha perso tutto. Il suo unico amico è morto, sua moglie è stata decapitata e gettata nell’oceano. In un atto di vera autodistruzione, un frammento del cuore di Khraen si aggira per le isole, distruggendo tutti gli altri. La sua spada lo richiama a casa, a PalTaq, dove tutto ha avuto inizio. L’unico luogo in cui Khraen potrà trovare la fine del dolore.



COMMENTO: Siamo giunti al termine del Sentiero di Ossidiana. Michael Fletcher ci ha preso per mano per un'intera trilogia, sussurrandoci cose, giocando con le nostre aspettative e ingannandoci quando necessario. Su una cosa, però, non ci ha mai mentito, mantenendo la promessa più importante.

Quale?

Quella di consegnarci una saga con le palle cubiche, un'epopea Dark Fantasy che ha pochi eguali nella la produzione odierna e che dimostra come sia possibile mantenere i piedi piantati nel passato e gli occhi (e la penna) puntati sul futuro. 

Perché sì, Fletcher è sempre la versione perversa e sadica di Michael Moorcock, ma è un autore dei nostri tempi in tutto e per tutto sia per la gestione dell'intreccio che per il ritmo che dona alla narrazione.
Ritroviamo tutto quello che abbiamo amato prima su "Cuore di Ossidiana" e poi in "Lei Sogna nel Sangue": azione, introspezione, avventura, guerra, morti, mostri, elementali, demoni, maghi e negromanti, amici fidati e vecchi alleati in cerca di vendetta, amore, sangue e, non ultima, la spasmodica ricerca di redenzione.
E quindi ci ritroviamo ancora una volta come Khraen, al perenne inseguimento del suo cuore e della sua memoria. Un inseguimento che è anche una disperata fuga da sé stesso, dal proprio passato e dall'uomo che assolutamente non vuole tornare a essere. 

E di nuovo, quindi, tornano le tematiche che hanno reso così intrigante la Trilogia dello scrittore canadese, e con esse tutte le domande che vogliono risposta.
Privati della memoria saremmo le stesse persone?
Orfani dei nostri ricordi avremmo la possibilità di diventare qualcun altro o torneremmo senza volerlo sui nostri passi, finendo con il compiere gli stessi errori ancora e ancora?
Il fine giustifica i mezzi?
Si può compiere la peggiore delle azioni per un bene superiore?
Cosa siamo disposti a sacrificare, per perseguire i nostri ideali?
Sono tante le domande che tormentano il nostro protagonista, e che l'autore gestisce senza fare la morale o salendo in cattedra. Domande universali, dubbi partoriti dalla notte dei tempi, paure ataviche che fanno parte dell'uomo da sempre e che probabilmente continueranno a perseguitarlo nei secoli dei secoli. 
Forse è per questo che il cammino non finirà mai davvero. Forse è per questo che, giorno dopo giorno, Il Sentiero di Ossidiana lo percorriamo tutti noi, eternamente lacerati fra ideali e realtà, fra amore e odio, vita e morte.

In tutto questo caos esistenziale, Michael Fletcher imbastisce il suo gran finale e lo fa con la consueta faccia tosta, rifiutando soluzioni semplici o banali, ma osando con un epilogo che, in qualche modo, non fa che ribadire il concetto alla base della sua epopea: alla fine contano solo le azioni che decidi di compiere.

Tutto il resto sono solo fregnacce.

Un plauso quindi a Michael Fletcher, semplicemente uno degli autori fantasy più talentuosi degli ultimi anni, e complimenti ai ragazzi di Letterelettriche per averci portato una saga di tale livello, dimostrando quanto intrattenimento e riflessione possano andare di pari passo.





DISCO DA ABBINARE: Bloedmaan - Castle Inside the Eclipse, perché sì, insomma, l'avete vista la copertina, no? Non vi rimanda alla copertina di "Cuore di Ossidiana"? Non vi porta alla mente la dimensione in cui si rifugia a più riprese il nostro Khraen, in cerca di consiglio? Se la risposta è no è solo perché non avete ancora letto l'opera di Fletcher, non c'è altra spiegazione. Detto questo, l'EP d'esordio di questa one man band belga è una fulgida gemma che riluce dei colori della notte, un black metal melodico gelido e tagliente, tanto oscuro quanto epico e drammatico.

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