RECENSIONE: Quel che ti dona il Bosco, di Michele Borgogni

SINOSSI DAL WEB: Quando Lapo e Loris decidono di esplorare Borgo Prategna sanno di avventurarsi in un paese dimenticato, un luogo abbandonato da un secolo e avvolto dal mistero. In una casa sospesa nel tempo, i due incontrano Piero, un vecchio enigmatico che sembra legato al luogo da un filo invisibile. Dietro i suoi occhi inquietanti si nasconde una storia antica, un segreto che reclama di essere svelato. Affascinati, decidono di tornare, insieme alla loro amica guida. Ma il bosco ha aperto i suoi occhi su di loro. Loris e Lapo scopriranno che a Borgo Prategna nulla accade per caso, e che il bosco prende sempre ciò che gli appartiene.

COMMENTO: Con "Quel che ti dona il Bosco", il Borgogni lavora in sottrazione. L'orrore, sempre presente, è più suggerito che mostrato apertamente. L'orrore delle ombre che scivolano nel bosco, l'orrore dei luoghi disabitati eppure infestati dai fantasmi di un passato che non vuole lasciare il passo al presente, l'orrore indecifrabile di una natura che segue leggi inaccessibili agli esseri umani.  

La cosa, va detto, gli riesce bene, perché l'opera si regge tutta sulla costruzione della giusta atmosfera, sulla creazione di un clima di attesa sempre maggiore e su una tensione che monta sempre più con il dipanarsi della vicenda.

Potenti vibes à la "Blair Witch Project" (il bosco, le presenze soprannaturali, ma anche il modo in cui la narrazione si incolla ora sulle spalle di un personaggio, poi su quelle dell'altro, poi su entrambi) si mescolano a un folk horror naturalista che, nel finale, mi ha portato alla mente il bel film "Apostolo" di Gareth Evans (se non l'avete fatto, recuperatelo su Netflix), per cento pagine che si fanno leggere a gran velocità.

La scrittura è asciutta, ma non priva di eleganza. Descrittiva ma non ampollosa, introspettiva senza diventare pretenziosa. Ma soprattutto, è evocativa. Percepisci l'umidità sulla pelle, riesci a udire i suoni e i profumi della natura, ti senti catapultato in un mondo alieno eppur così familiare, e senza nemmeno accorgertene, ecco che ti sei perso.

Ed è proprio lì che iniziano i cazzi.

Un horror che si prende i suoi tempi. Una bella riflessione sulla solitudine ma anche (soprattutto) sul rapporto fra uomo e natura, che porta a tante domande e ben poche risposte e che, proprio per questo, riesce proprio dove è necessario che riesca un horror: turbare il lettore.



DISCO DA ABBINARE: Tour D'Ivoire - S/T, perchè i trenta minuti di black atmosferico della band francese evocano perfettamente il clima nebbioso e l'imperscrutabilità della natura, creando il setting onirico e misterioso grazie a melodie sussurrate e rasoiate elettriche. Ma appunto, come per il lavoro del Borgogni, qui è l'atmosfera a farla da padrona, e vi sembrerà davvero di inoltrarvi in un bosco tenebroso, in compagnia di Lapo e Loris. 

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