"The Cult" e "The Silver Key", ovvero di quella volta in cui Marta Gabriel scoprì H.P.Lovecraft

Ma voi la ricordate la prima volta che avete letto qualcosa del Solitario di Providence? Io sì. Fu il racconto "Il Tempio": lo lessi che ero entrato da poco nell'adolescenza, in uno di quei libretti della serie "100 Pagine 1000 Lire", ormai passati alla storia, "La Tomba e altre Storie dell'Orrore". 

Ricordo che nonostante la lentezza, quel cavolo di racconto riuscì a turbarmi nel profondo con poche, semplici pennellate di puro orrore. Passai quindi, sempre con la stessa collana, al classico "Le Montagne della Follia", ma il colpo di grazia arrivò grazie a "Il Richiamo di Cthulhu". 

Bastarono quelle poche frasi iniziali che ormai conoscono anche i muri, a rapirmi.

“Ritengo che la cosa più misericordiosa al mondo sia l'incapacità della mente umana di mettere in correlazione tutti i suoi contenuti. Viviamo su una placida isola di ignoranza nel mezzo del nero mare dell'infinito, e non era destino che navigassimo lontano. Le scienze, ciascuna tesa nella propria direzione, ci hanno finora nuociuto ben poco; ma, un giorno, la connessione di conoscenze disgiunte aprirà visioni talmente terrificanti della realtà, e della nostra spaventosa posizione in essa che, o diventeremo pazzi per la rivelazione, o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di un nuovo Medioevo"

Poi arrivarono i culti blasfemi sotto la luna, le statuette mostruose, le città dalle geometrie impossibili, gli incubi terrificanti e tutte quelle visioni abominevoli e indescrivibili da sudori freddi, e nulla, nella letteratura fantastica, è stato più come prima, almeno a casa del sottoscritto.
Beh, a quasi trent'anni di distanza, quelle sensazioni permangono. Anzi, forse con il passare del tempo si sono addirittura amplificate, e tutt'ora ricordo con immenso piacere le prime letture dei classici di H.P.L. e le sensazioni che si portavano dietro.

E mi piace immaginare che Marta Gabriel, leader indiscussa dei Crystal Viper (che nel 2024 compiono ventun anni di onorata carriera) abbia provato più o meno le stesse sensazioni, quando una manciata di anni fa ha scoperto gli scritti del Solitario di Providence grazie a suo marito Bart. E immagino pure il suo entusiasmo, nel tradurre le visioni lovecraftiane in musica.

Già, perché dopo aver trattato di fantasy, gladiatori, streghe, pirati e chi più ne ha più ne metta, la band guidata dalla bella e brava cantante/chitarrista, con gli ultimi due dischi ("The Cult" del 2021 e "The Silver Key" del 2024) ci propone un heavy metal purissimo totalmente improntato sul lavoro del buon Howard Phillips. E bisogna dirlo, se si è amanti del metallo più classico, si tratta di due opere estremamente divertenti e che pigliano bene dal primo ascolto. Nulla a che vedere con l'epica oscurità e il sense of wonder che possiamo riscontrare nei maestosi Sulphur Aeon, e allo stesso tempo non potremmo essere più lontani dalle atmosfere perverse e ammorbanti degli Unaussprechlichen Kulten, tanto per citare due band che sulla produzione del Solitario di Providence hanno costruito il proprio impero musicale, questo sia chiaro. 

I Crystal Viper giocano sul sicuro, con un heavy metal a cavallo fra Iron Maiden, Judas Priest, Dio e Accept, sul quale ogni tanto spruzzano un pò di sana attitudine teutonica. Fa una certa impressione a sentire parlare di Cthulhu o della sconosciuta Kadath, di Asenath Waite, degli Shoggoth e delle caverne ghiacciate di "At the Mountains of Madness", accompagnati da melodie così immediate e orecchiabili, ma in fondo la cifra stilistica dei Crystal Viper è sempre stata quella. 
Musica e ritornelli che, a voler fare i rompicoglioni a tutti i costi, in qualche maniera tradiscono le atmosfere tanto care al Ciclo di Cthulhu ma che, sono sicuro, ben rappresentano quell'entusiasmo incontenibile nell'approcciarsi per la prima volta al lavoro di Lovecraft. E quindi ci si diverte un mondo, soprattutto se si è cresciuti come il sottoscritto con l'heavy metal degli anni '80, fra cavalcate di puro acciaio e mid-tempo granitici da headbanging assicurato, perdendosi nel dedalo di assoli fulminanti e ritornelli da declamare a squarciagola.
A volte sono gli Iron Maiden a prendere il sopravvento, come in "The Cult", che apre il disco omonimo del 2021, o in alcuni passaggi di "Fever of the Gods" dell'opera di quest'anno, altre invece si tratta di colate laviche più priestiane ("The Calling") o di brani più pachidermici che fanno capo alla scuola Dio ("Sleeping Giants", "The Silver Key"), in un caleidoscopio di influenze sicuramente classiche ma che, se maneggiate con cura, nel 2024 riescono a convincere così come nel 1984. Certo, trattasi di una lettura veloce, quasi POP nella sua interpretazione elementare degli Orrori di Eldritch, ma ogni tanto un approccio meno serioso e maggiormente "usa e getta" non può far male, visto e considerato che delle band che trattano di Cosmic Horror ne abbiamo perso il conto già dieci anni fa.
Grosse differenze fra "The Cult" e "The Silver Key", onestamente, non ne troviamo. Entrambi sono lavori che non faranno la storia dell'heavy metal, ma rimangono comunque due buonissimi dischi di presa immediata e che non promettono nulla più di quanto sono in grado di dare. Va rilevato, tuttavia, che il secondo forse è più a fuoco, più incazzato e violento e più cupo, forse figlio di una maturazione della Gabriel (che di fatto è la compositrice maggiore all'interno della band) nella comprensione degli scritti di Lovecraft. Oltretutto, "The Silver Key" si presenta anche come uno dei migliori lavori della band da parecchi anni a questa parte, forte di ottime idee in fase compositiva e una manciata di brani che tirano giù i muri ("Fever of the Gods" e la tellurica "Book of the Dead", nelle quali compare pure il blast-beat). Non mancano le melodie vincenti di "The Key is Lost" e la Title-Track, o la dark-ballad "Wayfaring Dreamer", nella quale Marta Gabriel mostra ancora una volta le sue capacità vocali e interpretative, per un lavoro che convince in tutte le sue sfumature.

Insomma, se siete amanti dell'opera di Lovecraft e, allo stesso tempo, siete alla ricerca di un pò di sano heavy metal da sparare a volume smodato in macchina, i Crystal Viper fanno per voi e potreste trovare più di un motivo nel godere della musica sprigionata dai solchi di "The Cult" e "The Silver Key". Tra l'altro, è probabile che il dittico si trasformerà in una trilogia vera e propria, stando ad alcune dichiarazioni della Gabriel.
Nel dubbio, tenetevi pronti per una nuova tempesta di acciaio e tentacoli.


DISCOGRAFIA
- The Curse of Crystal Viper (2007)
- Metal Nation (2009)
- Legends (2010)
- Crimen Execpta (2012)
- Possession (2013)
- Queen of Witches (2017)
- Tales of Fire and Ice (2019)
- The Cult (2021)
- The SIlver Key (2024)





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