RECENSIONE: Angel Down, di Daniel Kraus

SINOSSI DAL WEB: Il soldato Cyril Bagger è riuscito a sopravvivere agli indicibili orrori della Grande Guerra grazie al suo ingegno e all’inganno, truffando i compagni ogni volta che ne ha avuto l’occasione. Ma il suo istinto di sopravvivenza viene messo definitivamente alla prova quando a lui e ad altri quattro soldati viene affidata una missione letale: avventurarsi nella pericolosa Terra di Nessuno per recuperare un commilitone ferito. Sul campo di battaglia devastato tuttavia non trovano un uomo bisognoso di misericordia, bensì un angelo caduto dal cielo. La creatura celestiale sembra custodire il segreto per porre fine al conflitto, ma per portarla in salvo i soldati dovranno collaborare, soffocando i propri desideri individuali. Mentre gelosia, avidità e paranoia prendono il sopravvento, il gruppo viene lacerato dai propri demoni interiori, minacciando di trasformare l’incontro angelico in una discesa all’inferno.


COMMENTO: e dopo il successo di Whalefall (oora anche al cinema), Daniel Kraus torna a colpire con Angel Down, vincitore del Premio Pulitzer 2026 per la narrativa, un’opera monumentale che ci trascina nel cuore più oscuro della Prima Guerra Mondiale, là dove l’orrore del conflitto si intreccia con qualcosa di ancora più inquietante e incomprensibile

e qui la guerra diventa il catalizzatore di tutte le meschinità dell’uomo, ma anche di sporadici, straordinari atti di coraggio, una fucina di atrocità in cui la violenza alimenta sé stessa e l’umanità sembra progressivamente smarrire ogni confine morale, lasciando emergere tanto la bestialità più abietta quanto quei rarissimi gesti di solidarietà capaci di brillare persino nel fango più oleoso e nero

e al centro di tutto, una figura che sembra incarnare il mistero stesso dell’opera, un angelo che di angelico conserva forse soltanto il nome, presenza ambigua e sfuggente che si muove sul confine tra il divino e l’orrore, tra la promessa di salvezza e l’ennesima manifestazione di una crudeltà incomprensibile, costringendoci a domandarci se esista davvero una redenzione possibile in un mondo ormai sprofondato nell’abisso o se anche il cielo, quando finalmente si apre, non abbia altro da offrirci che una nuova forma di terrore

e allora non resta che spezzare la catena, uscire dal loop, distruggere dall'interno l'abominevole macchinario divoratore di uomini e corpi e coscienze e anime anche quando sembra la soluzione più controintuitiva possibile 

e Daniel Kraus ci racconta tutto questo attraverso uno stile che, almeno sulla carta, potrebbe apparire ostico, persino esasperante nella sua scelta di non concedere tregua al lettore, ma che si rivela invece lo strumento perfetto per restituire la brutalità e l’assurdità di un’esperienza che non può essere semplicemente raccontata, ma deve essere attraversata, respirata, subita

e la sua scrittura diventa così una macchina da presa impazzita, capace di trasformare ogni pagina in un’immagine di sconvolgente potenza, trascinandoci in un piano sequenza interminabile attraverso trincee, corpi martoriati e visioni che sembrano provenire direttamente dagli abissi della coscienza, senza mai concederci il conforto di uno stacco, di una pausa, di un momento per riprendere fiato

e Angel Down si impone così come una delle letture più potenti e disturbanti dell’anno, un’esperienza letteraria che non si limita a raccontare la guerra, ma ne restituisce tutta la follia, la ferocia e l’orrore, lasciandoci addosso la sensazione di aver assistito a qualcosa di indicibile e, proprio per questo, assolutamente necessario



DISCO DA ABBINARE: God Dethroned - Under the Sign of the Iron Cross, perché il death metal degli olandesi, qui, ha come fulcro narrativo la prima guerra mondiale e pezzi come "Storm of Steel", "On Fields of Death and Desolation" e "Chaos Reigns at Dawn" evocano alla perfezione le atmosfere e la disperazione che aleggiano sulle trincee e sulla Terra di Nessuno di Angel Down.


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