RECENSIONE: La Corte dei Coltelli Spezzati
SINOSSI DAL WEB: Nell'impero più ricco che il mondo abbia mai conosciuto, la città di Sorlost l'Aurea è sempre esistita, eterna e inconquistata, nel pieno del deserto. Le sue mura di bronzo sono inespugnabili. Questa città impossibile, governata nei secoli dall'incarnazione dello stesso uomo, è ora nelle mani di imperatore burattino, vittima dei capricci e delle ambizioni dei suoi nobili. È la decadenza a fare da sovrana e a rendere vulnerabile la città stessa.
Orhan Emmereth è convinto che Sorlost sia sull'orlo di un'invasione. Ossessionato da questa sua visione, sicuro che la città sia incapace di proteggersi a dispetto della propria fama, Orhan decide di agire. E così assolda una compagnia di mercenari, costretti ad attraversare il deserto per raggiungere la città. Hanno una sola missione: uccidere l'Imperatore. In modo che Orhan possa prendere le redini e rendere difendibile la capitale. Solo dalle ceneri può essere costruito un nuovo impero.
Tobias è caposquadra nella compagnia di mercenari assoldata da Orhan. Per lui, questa è una missione come le altre. Ma c'è qualcosa che non lo convince nell'ultima recluta unitasi a loro: il giovane Marith non la racconta giusta, non è un soldato ordinario.
Marciando su Sorlost, Marith pensa di scappare dal passato che lo perseguita. Ma nella Città Aurea, il suo destino lo chiama inesorabile e lui non può far altro che rispondere.
Thalia è l'Alta Sacerdotessa di Sorlost. Fin da bambina, vive reclusa nel Tempio del Grande Tanis, Signore dei Vivi e dei Morti. Il suo dio reclama sacrifici umani e la sua prescelta non può far altro che accontentarlo. Eppure, si sente diversa dalle sue predecessore e una vita fatta di soli rituali comincia a starle stretta. E, soprattutto, Thalia sa di non voler dare giustificazioni a nessuno.
Era ora, eh!
Lode quindi ai ragazzi di LettereElettriche (collana BADLANDS): grazie a loro possiamo mettere le mani sull'opera di quella che viene ritenuta, non a torto, la regina del Grimdark. Non è peraltro la prima volta che la Spark arriva da queste parti: sempre LettereElettriche ci aveva portato "Nell'ombra della loro Morte", scritto a quattro mani con Michael Fletcher (recuperate gente, RECUPERATE!). Ma questa volta abbiamo davanti un'opera decisamente più ambiziosa e corposa.
La Corte dei Coltelli Spezzati è un fantasy crepuscolare, fosco e sporco, costruito su un world building solido e su una galleria di personaggi che sfaccettati, che si presentano in una maniera solo per poi comportarsi in un'altra. La Spark architetta il proprio mondo senza perdersi in infinite spiegazioni e soprattutto senza trasformare il romanzo in un manuale di storia e geografia del suo universo. Le cose vengono fuori mentre la storia procede, ed è esattamente così che dovrebbe funzionare.
Ma dove, secondo me, il romanzo fa davvero la differenza è nella prosa. L'autrice ha una voce riconoscibilissima: poetica, sì, ma mai con quella fastidiosa patina da poesia da cioccolatino che spesso affligge il fantasy quando prova a darsi un tono alto. È una scrittura personale, evocativa, capace di costruire immagini molto belle e, nello stesso momento, di sporcarsi le mani quando arrivano la violenza, il sangue e la merda.
Lirismo viscerale, eleganza brutale.
Anche la narrazione gira molto bene. Intrighi, passaggi violenti, momenti concitati, cambi di prospettiva e accelerazioni sono dosati con intelligenza e permettono al romanzo di mantenere un ritmo notevole ed equilibrato. Il risultato è che le oltre seicento pagine si fanno fuori con una facilità disarmante. Non è uno di quei mattoni fantasy che restano appollaiati sul comodino per fissarti con fare supplicante e tu sbuffi, indeciso se passare ad altro o continuare a infliggerti il tormento: qui la storia tira e, salvo qualche passaggio, sa esattamente dove vuole andare.
E arriviamo al mio unico vero appunto. Nella seconda metà il romanzo comincia a ripetersi un po' troppo. Soprattutto quando entra prepotentemente in gioco la relazione fra i due protagonisti. La storia d'amore nasce abbastanza all'improvviso, con una rapidità che personalmente ho trovato un filo forzata (anche se...), e una volta avviata viene ribadita, ripresa e rimasticata più volte. A un certo punto ho avuto proprio la sensazione che si stesse insistendo sullo stesso tasto un po' più del necessario.
Relazione che, tra l'altro, in diverse dinamiche mi han ricordato Fletcher col suo Sentiero D'Ossidiana, ma si tratta solo di un'impressione in quanto l'opera della Spark precede di tre anni almeno "Cuore di Ossidiana". Non si tratta quindi di un'influenza vera e proprio ma per lo meno possiamo parlare di un certo tipo di affinità poetica.
Poco importa, comunque, perché il romanzo funziona.
Funziona eccome. Funziona il mondo, funzionano i personaggi, funziona la prosa, funziona il ritmo e funziona soprattutto quella capacità della Spark di tenere insieme lirismo e brutalità senza che una componente finisca per divorare l'altra.
Qualche ridondanza di troppo nella seconda parte? Sì. Una relazione sentimentale che forse poteva essere costruita con più di calma? Forse, o magari sono io che mi fisso su certe sfumature psicologiche (anche se una teoria, in questo senso, ce l'avrei ma non si può scrivere nulla senza spoilerare).
Stiamo parlando comunque di difetti che non vanno a inficiare particolarmente sul risultato complessivo: "La Corte dei Coltelli Spezzati" è un gran bel romanzo fantasy, e Anna Smith Spark è un'autrice che meritava da tempo di avere una presenza più consistente sugli scaffali italiani.
DISCO DA ABBINARE: Lord Belial - Enter the Moonlight Gate, perché la Smith e i Lord Belial condividono lo stesso immaginario nero, marcio e crepuscolare, fatto di violenza, decadenza e malinconia. Il black metal melodico dei Lord Belial è feroce ma anche profondamente melodico, esattamente come la prosa dell'autrice sa essere brutale senza rinunciare all'eleganza.



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