RECENSIONE: Imagica, di Clive Barker
SINOSSSI DAL WEB: John Zacharias, detto Gentle, è un pittore, un falsario e un affascinante seduttore. C'è però qualcosa di incompiuto nella sua vita: un perenne desiderio di fuggire dalle cose e dalle persone, una misteriosa insoddisfazione di sé e degli altri. È una condizione che lo accomuna a Judith Odell, la donna bellissima e inafferrabile che più di tutte egli ha amato. Poi un giorno nella vita di entrambi irrompe Pie'oh'pah'. Pie, agli occhi degli uomini, è un assassino ridotto a vivere ai margini della società. Ma gli uomini ignorano che egli rappresenta la chiave d'accesso a meraviglie e misteri infinitamente più vasti e affascinanti di quelli cui essi sono avvezzi. Perché Pie sa che la nostra Terra non è che uno dei cinque Domini in cui è divisa l'Imagica. Solo pochi ne hanno avuto sentore, ma i loro simili li hanno chiamati pazzi, o maghi, o impostori. Ora però intere generazioni di poeti, visionari, sognatori stanno per avere la loro rivincita: si avvicina il solstizio d'estate, il giorno della Riconciliazione in cui la Terra verrà finalmente riunita agli altri quattro Domini. Resta da scoprire chi sarà il Grande Maestro, il privilegiato che prenderà su di sé la terribile responsabilità di compiere il rito. Per questo Gentle e Jude, guidati da Pie, s'imbarcano in un viaggio attraverso i Quattro Domini: vedranno i monti dello Jokalaylau, affronteranno i temibili Nullianac, conosceranno il potere delle Dee e sperimenteranno le crudeltà dell'In Ovo, il mondo da incubo che separa l'Imagica dalla Terra. Soprattutto, scopriranno di dover combattere contro due nemici spietati: da una parte l'Autarca, il tiranno che vuole che la Riconciliazione gli apra le porte del dominio sugli uomini; dall'altra la Tabula Rasa, una società segreta che sulla Terra persegue e sopprime spietatamente chiunque pratichi la magia. Tutto questo non impedirà a Pie, a Gentle e a Judith di portare a termine il loro viaggio e di giungere alla soglia del mistero più grande: il Primo Dominio, oltre il quale si estende la Città dell'Imperscrutato.
Devo inoltre ammettere che ricordavo poco o nulla dell'opera titanica di Clive Barker, non fosse per un paio di personaggi, per cui si è trattata di una rilettura solo a livello formale. Oltre a questo, aver fatto ritorno nell'Imagica, in età adulta, mi ha permesso di apprezzare maggiormente l'opera in sé e di cogliere tutta una serie di tematiche e sottotesti che un adolescente tontolone dei primi 2000 difficilmente avrebbe compreso.
Fin dalle prime pagine colpisce per una fantasia apparentemente inesauribile: mondi separati, divinità decadute, magie, viaggi metafisici, creature impossibili (ma che fighi i Nullianac!) e una mitologia costruita con una libertà creativa che ancora oggi lascia senza fiato. Barker non sembra conoscere limiti e riesce a creare un universo che appare vastissimo senza mai perdere di coerenza.
Ciò che rende Imagica davvero speciale, però, non è soltanto l'incredibile operazione immaginativa. Riletto oggi, il romanzo sorprende per quanto fosse avanti rispetto ai suoi tempi. In un periodo in cui il fantasy tendeva ancora a muoversi entro confini piuttosto rigidi, Barker mescola horror, fantasy, fantascienza, erotismo, teologia e filosofia con una naturalezza che anticipa di diversi anni quella contaminazione di generi che oggi è diventata la norma.
Ancora più impressionante è il modo in cui affronta il tema dell'identità. Barker mette in scena personaggi che sfidano le categorie tradizionali di genere e sessualità senza trasformarli in simboli o manifesti - basti pensare al motore della vicenda, l'enigmatico Pie'oh'pah'. La fluidità dell'identità (di genere, ma non solo) viene presentata come qualcosa di complesso, naturale e profondamente umano. Una scelta narrativa che nei primi anni Novanta era tutt'altro che comune e che oggi appare sorprendentemente moderna.
Anche sul piano della rappresentazione del femminile, l'opera più complessa di Barker rivela una profondità notevole. L'autore britannico costruisce una cosmologia fondata sul conflitto tra principi maschili e femminili. Al centro della sua mitologia troviamo Hapexamendios, il Dio Padre, una figura autoritaria, possessiva e distruttiva che incarna il potere patriarcale nella sua forma più assoluta. A opporsi alla sua influenza vi sono diverse figure divine femminili, associate invece alla creazione, alla trasformazione, alla conoscenza e alla libertà. Lo scontro tra queste forze non è soltanto una guerra tra dèi, ma una riflessione sul modo in cui il potere viene esercitato. Hapexamendios pretende obbedienza, impone gerarchie e cerca di mantenere il controllo attraverso la paura e la separazione. Le sue controparti femminili rappresentano invece la riconciliazione, il cambiamento e la possibilità di una nuova armonia. Letto oggi, questo conflitto appare sorprendentemente moderno: Barker mette in discussione l'autorità maschile assoluta e attribuisce al principio femminile un ruolo centrale nella salvezza e nel rinnovamento del cosmo. Al termine della lettura, Uma Umagammagi, Jokalaylau e Tishalullé, in un modo o nell'altro, rimarranno dentro di voi.
Sotto molti aspetti, in effetti, Imagica si rivela come un romanzo straordinariamente progressista e intelligente, inserendo queste tematiche nel cuore stesso della struttura narrativa e mitologica. Ciò che per molti autori sarebbe stato semplice sfondo - o manifesto - diventa invece uno dei motori fondamentali della storia, in maniera del tutto naturale e mai forzata.
Certo, non stiamo parlando di un romanzo semplice. È enorme, ambizioso, a volte persino eccessivo se non addirittura debordante. Eppure è proprio questa smisurata ambizione a renderlo un unicum nel panorama del fantastico degli anni '90, e non solo. Ma, cosa ancora più importante, a più di trent'anni dalla sua pubblicazione continua a sembrare più moderno, più libero e più audace di molta narrativa fantastica contemporanea.
E speriamo che l'imminente ristampa a opera di Fanucci porti a una riscoperta non solo della suddetta opera, ma soprattutto di questo autore seminale ma inspiegabilmente ancora troppo sottovalutato nel nostro paese.
DISCO DA ABBINARE: Absolute Elsewhere - Blood Incatation, perché, come il romanzo di Barker, trasforma il viaggio cosmico in un'esperienza spirituale e visionaria. Entrambe le opere fondono meraviglia, misticismo e vertigine metafisica, conducendo il fruitore attraverso realtà che sembrano espandersi ben oltre i limiti della percezione umana, con la sensazione costante di trovarsi davanti a qualcosa di mostruoso, incomprensibile e sublime.



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